Down by the No Water River

December 21, 2011 9 Comments by Renee M. LaTulippe

Whenever I have a new story or poem to write, the first thing I do is settle down with a pen and a pad of paper (they still make those!) and call my very imaginative and creative husband to my side. Then we brainstorm, grabbing every out-there idea that comes into our heads until we have a list of thirty or so idea nuggets, titles, characters, scenarios, and snippets.

Lizard Lou (poems) by Renee LaTulippe and Marie Rippel

"Lizard Lou: a collection of rhymes old and new" by Renée LaTulippe and Marie Rippel

It was during such a brainstorming session — this one for the book of poems Lizard Lou — that my husband came up with the title “No Water River,” and I was hooked. I knew I had to write a poem called “Down by the No Water River,” and that it had to be about a fantastical place where you could meet anyone and see anything, a place where everything could happen. I settled down to work…and that poem just would not come out. I teased and cajoled and commanded and got downright ornery, but that poem refused to be written. Weary and disgusted, I closed the notebook and threw it in a drawer.

Six months later, when I decided to start a videoblog to share some of my kids’ poems and picture book reviews, I wracked my brain to come up with a title for it, a snappy name that meant something to me. And of course, while out on a long nature walk with a friend, I finally remembered the title that had been silently mocking me for ages from its dark hideaway. Yes, the time had come to write that poem. And that poem would be my first post on my new blog.

It’s been another six months. I still don’t have that poem. It is the most stubborn poem I have ever not met. I’ve wheedled, I’ve whined, I’ve thrown tantrums, I’ve accused my husband of planting stagnant ideas in my head just to see me squirm. And all I’ve learned from my troubles is that

THIS. POEM. SHALL. NOT. BE. WRITTEN.

At least not right now, and at least not for this first post. So I’m forging ahead without it, kicking sand in its face, acting all nonchalant like I just don’t care. Because even if I don’t have that poem yet, I have the spirit of it…

a playground for the imagination.

And that’s what No Water River is all about.

Or will be. The words will eventually come. I’ll replace this post with my long-awaited poem, and then I’ll invite you to sit with me, Down by the No Water River, and imagine the possible.

You might also like...

9 Comments

  1. Tex Willer
    5 years ago

    Verso il fiume

    Il gatto delicato, seduto sul selciato
    Osservava pigro un gabbiano incauto
    Le cui ali, il pennuto, sul liscio lastricato
    Contorceva e agitava a mo’ di flauto

    Il gatto delicato, sdraiato sul selciato
    Occhieggiava annoiato un topino insano
    La cui coda, tapino, ad ingannar il fato
    Saltellar faceva sui tasti di un lieto piano

    Il gatto delicato, stiracchiato sul selciato
    Spiava incuriosito un gattino pel marrone
    I cui baffi, come un cupo mare agitato
    Ingarbugliati erano coi tasti del trombone

    Il gatto delicato, coricato sul selciato
    Scrutava meravigliato un allegro cavallino
    Il quale, nitrendo stornelli a perdifiato
    Gaudiosamente strimpellava col suo mandolino

    Il gatto delicato, rannicchiato sul selciato
    Squadrava divertito un’insolita carpa
    Che, soave, come tutti i pesci del mare salato
    Usava le sue pinne per pizzicare un’arpa

    Il gatto delicato, sollevatosi dal selciato
    Decise, d’impulso, colto da ilare arzigogolo
    Di unirsi alla gita verso il fiume senza nome
    E chiuse l’allegra fila tintinnando il suo triangolo.

    Reply

    • Renee M. LaTulippe
      5 years ago

      Wow, now that’s a great comment! Grazie mille for the gorgeous poem — I’m off to translate it right now! Sei grande, insettino!

      Reply

  2. Colleen
    5 years ago

    Hi Renee,
    I wish you the best with your new blog. And let us know when “No Water River” is written!
    🙂

    Reply

    • Renee LaTulippe
      5 years ago

      Thank you, Colleen! If it ever gets written, it will be front page news!

      Reply

  3. Peter O'Malley
    5 years ago

    Un uomo, un uomo solo
    Ha fatto brillare il mio cuore

    Il sorriso e le sue forti braccia
    Mi hanno fatto scalare il cielo

    La sua tiepida voce
    Ha scaldato le mie prime notti

    E le sue ampie spalle
    Mi hanno mostrato il mondo

    Adesso che son vecchio
    Che so di non avere ali
    Che ho di nuovo freddo
    E il mio cuore ha smesso di brillare
    Vado a cercarlo al vecchio fiume

    Reply

  4. carla gherardini
    5 years ago

    che bella pagina Renée complimenti!

    Reply

    • Renee LaTulippe
      5 years ago

      Grazie, Carla! Peccato che non leggi l’inglese…o peccato che non scrivo in italiano…!

      Reply

  5. Nick Carter
    5 years ago

    Le ombre del giorno prima

    L’uomo alto e calvo lesto mi superò
    Lo osservai svoltare oltre l’angolo
    E la sua ombra, pedissequa, seguirlo a ruota
    Con folti capelli fluenti sfarfallanti al vento.

    Mi imbattei in un ragazzino in bicicletta
    Suonava incessantemente lo stridulo campanello
    Ma non lo seguiva una bicicletta nera
    Bensì una minuscola carrozzina ed un bebè strillante.

    Poi scorsi un possente bulldog dai denti affilati
    Lo osservai avvicinarsi ad un grande platano maestoso
    Ma l’ombra che proiettavano non corrispondeva,
    Il cane era un cucciolo e l’albero poco più che una canna ricurva.

    Anche il grande gabbiano strillante
    Piroettante tra i palazzi cittadini
    Lasciava cadere a terra un’ombra affatto identica
    Non era che un minuscolo pennuto spaurito

    Mi avvicinai ad un donnone che spazzava la strada
    Rallentai per osservarla meglio, caso mai fossi impazzito
    Lei mi guardò con aria sorpresa su un viso rotondo e paffuto
    Ma dietro la sua ombra era snella ed il volto ben tornito

    Allora tremante, incredulo che ciò stesse accadendo
    Mi recai in un piccolo giardino di mia conoscenza
    Mi voltai lentamente e, magia, eccomi lì
    A giocare con i sassi e le formiche assieme a mio fratello.

    Reply

  6. Rick One
    5 years ago

    FUVOLE (PLOUDS)

    Le fuvole, da piccoli,
    era il nome che davamo
    alle forme delle nuvole
    come tante foto di panna montata
    che una volta erano
    volti, per poi divenire
    granchi, rospi e squali affamati.

    “Fuvole, fuvole”
    urlavamo estasiati
    “Quello è un campanile”
    gridava mio fratello
    “E quello è un gabbiano albino”
    rispondevo io, gridando a più non posso.
    Ecco un carro con i buoi,
    quattro scimitarre senza fodero,
    un galeone fantasma su onde di fuoco,
    la lingua di una balena rimasta indietro.

    Oh, che bello era, e quanta gente si fermava
    Qualcuno vedeva due cipressi con sopra una coccarda
    il torsolo di una mela con i semini sparpagliati
    il collare di un cane seduto a testa china
    una farfalla bucata con la testa di uno gnu
    il dondolo della nonna senza sopra la nonna
    una bandiera pirata con sopra un pomodoro

    “Fuvole, fuvole”
    gridavamo con lo sguardo verso il cielo
    ed ecco che un signore intravedeva un gatto senza coda
    un altro riconosceva un trenino a ruote quadre
    la carrozzina di un bebè, il primo dentino ormai perduto
    Poi, un giorno, arrivò una bambina
    squadrò il cielo per lungo tempo, finché, d’incanto
    un largo sorriso le illuminò il volto
    “Vedete quello?” ci disse puntando un cirrocumulo sgaruffato,
    “Quello è il cespuglio dietro il quale si nasconde la mia mamma”.
    E felice corse lungo il pendio per sparire oltre la pineta

    “Fuvole, fuvole”, canticchiò mio fratello
    e lemmi lemmi ci avviammo verso casa.

    Reply

Post a Comment

Your email is never published or shared. Required fields are marked *

Categories